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Basta con la poca qualità!

W il congiuntivo

Cecco Angiolieri

La qualità della lingua, la sua forza ed espressività, ci permettono non solo di parlare, di comunicare le nostre idee e riflessioni, ma anche di elaborare meglio le emozioni, di comprendere meglio la realtà, dunque di pensare meglio.

Il congiuntivo dà ricchezza alla lingua italiana, esprime la possibilità, il parere soggettivo, il parlare ipotetico e anche l’irreale… È difficile? Ma usatelo! Non fatelo scomparire, che vita sarebbe senza congiuntivo?

Non ci sarebbe Cecco Angiolieri:

S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempesterei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo;

s’i’ fosse papa, sare’ allor giocondo,
ché tutti cristïani imbrigherei;
s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?
A tutti mozzarei lo capo a tondo.

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;
s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:
similemente farìa da mi’ madre,

S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
e vecchie e laide lasserei altrui.

Nella Svizzera italiana? Allora Amazon ti prende anche in giro!

kindle

Amazon non ti prende letteralmente in giro, ma è come se lo facesse. Vediamolo.

Dunque se sei residente nella Svizzera italiana e hai un Kindle e vuoi acquistare un ebook su Amazon, forse nel 90% dei casi non puoi. L’assistenza dichiara che è per motivi di copyright, però gli stessi libri su altri negozi digitali possono essere comprati senza problemi. Dunque è Amazon, o qualche editore, che per alcuni libri per qualche motivo di guadagno non dà questa possibilità.

Se però compro un libro cartaceo, me lo spediscono in Svizzera come anche ad un indirizzo italiano qualsiasi. Ho pensato bene allora di inserire l’indirizzo italiano, ma dopo poco mi hanno bloccato la possibilità di acquisto. Ho chattato con l’assistenza. “Eh no! Lei non è residente in Italia e quindi per motivi di copyright non può comprare tutti i libri elettronici. Però mentre il market italiano Amazon ha per lei delle limitazioni, quello tedesco ad esempio non le ha”.

Così ho provato a trasferirmi sul sito Amazon tedesco, ed ecco invece le solite identiche limitazioni. Per gli stessi libri elettronici. Se vai senza essere loggato vedi il libro, questo sparisce invece se sei loggato con residenza svizzera.

E anche qui la stessa presa in giro data dal market italiano. Ogni tanto arriva la pubblicità via email che dice: “Caro Stefano, che bello! Compra questo ebook solo oggi in offerta!” Ma poi vai è il prodotto è per te indisponibile. Indisponente.

È chiaro per pochi lettori non ne vale la pena, penserà Amazon. È chiaro direte voi, che sei un pollo se ti vai a fidare di un sistema così chiuso. È chiaro che ho imparato la lezione: chiusura, come monopolio, non è mai sinonimo di grande qualità.

Ormai sempre imperfetta

La tecnologia è ormai sempre imperfetta, sia per la difficoltà di gestire progetti complessi ed artigianali, come il software che sempre più vi fa parte, sia per la fretta di proporre sempre nuove soluzioni, nuove funzioni aggiuntive, prima di aver riparato gli errori precedenti.

Ecco che il blog darchino.ch, stufo di stare appresso a lavatrici che si rifiutano di lavare decentemente, telefonini fatti apposta per essere sotto-utilizzati, cloud che non sincronizzano file perché parli italiano e via dicendo, si trasforma senza dimenticare il software libero in un sito di lamentela e piccola battaglia contro la perdita di qualità delle tecnologie moderne.

Scuserete i tanti errori che troverete a causa della migrazione da un sistema all’altro, ma la tecnologia è fatta apposta per evitare i cambiamenti di paradigma.

Mondo senza qualità

lettera Q

Quando iniziai a lavorare nel 1987 ero in una multinazionale, e vari corsi insistevano sulla qualità. Cambiata azienda dopo tre anni, ricominciai con i corsi sulla qualità globale.

La qualità, si diceva, era l’unica vera risorsa per vincere la concorrenza. Oramai, continuavano a dire, i prodotti funzionano tutti bene e la qualità da quel di più. In effetti c’era un po’ di ragione, ma come mai parlare tanto di qualità? Si parla di qualcosa che manca. E i servizi e prodotti davvero funzionavano tutti bene? E come era in precedenza? Non si diceva infatti che le cose di una volta erano più resistenti e durature?

Mi accorsi che si faceva un gran parlare di qualità, perché nel frattempo il mondo industriale e quello dei servizi, avevano perduto o non avevano mai avuto una vera qualità.

Una volta si diceva “lavori eseguiti a regola d’arte”, nel senso che si era allo stato dell’arte, che tutto era stato fatto da artigiani consapevoli del proprio lavoro e attenti a tutti i particolari. Ma per far questo ci serviva tempo, e invece le aziende attuali tutto fanno tranne che dare tempo a chi lavora di fare per bene il proprio lavoro.

Così quello che un tempo pretendevi da ogni artigiano, è divenuto un lusso che pochi si possono permettere (come scritto anche qui).

Gli esempi che ognuno può fare nella sua vita quotidiana sono innumerevoli, basta mettersi in una attenzione critica e non dare per scontato che le cose non debbano funzionare.

Ieri una signora mi diceva che la Posta svizzera si era persa un pacco. Come? La Posta svizzera? Rinomata per la sua affidabilità?

Alla sera non riuscivo bene a capire cosa facesse un’applicazione di Goole Play. Poi ho capito che Big G ha introdotto la traduzione automatica. Per cui leggi qualcosa del tipo: La Musicale battute è una molto buona applicazione. (Dove Musical Beats è il nome dell’applicazione) e non riesci a capire le caratteristiche. Così ho dovuto scegliere la lingua inglese (che verrà usata anche per applicazioni scritte da italiani).

Stamattina accendo la luce per vestirmi, ma dato che sono passati gli elettricisti per mettere tutte le luci a norma di legge, come al solito sono dovuto andare in un’altra stanza per vedere il colore dei calzini, perché le luci sono posizionate male, indipendentemente dalla stanza.

Alle otto di mattina poi, la rete è puntualmente caduta per via del motore che aziona il rintocco delle campane del vicino campanile e che crea un’interferenza elettromagnetica.

E pensando alla rete, devo dire che da qualche anno ho cambiato l’operatore telefonico perché avendo nel nome l’apostrofo, Swisscom non riusciva a farmi l’addebito automatico e per questo mi avevano anche chiuso la linea.

Ma è qualcosa di generale. Che dire delle nuove tecnologie, sempre nuove e mai veramente all’altezza di tutto quel che dicono di fare? Anzi si cambiano tecnologie alle volte prima che si riesca a raggiungere una fase effettivamente matura. Per non parlare del software testato male, che ha coinvolto anche il software libero?

E i medici con sempre meno tempo, che non ti ascoltano e prescrivono esami di cui alle volte solo in parte si fidano dell’accuratezza?

Questa fretta, quest’approssimazione, che è nata da una ricerca del profitto che puntava a soddisfare la maggioranza delle persone, trascurandone una minoranza, si è estesa pensando di dare a ciascun utente un prodotto abbastanza funzionante, trascurando una parte di ciò che è atteso o promesso.

È una qualità percentuale che coinvolge oramai tutto il nostro mondo, anche le chiese. E non se ne può sfuggire, penso che neanche i milionari hanno veramente servizi e prodotti a regola d’arte.

Come conclusione cosa dire oltre al cercate la qualità, che non sempre è la cosa più nuova e più costosa?

Il pianeta delle scimmie

Non si può capire realmente il film, che è del 1968, se non si è vissuti o se non si conosce il clima che si viveva quando il film fu girato. Si sentiva realmente il pericolo che qualcuno, fra sovietici e americani, iniziasse una guerra che portasse alla distruzione nucleare di tutta la terra. Non è che adesso non ci siano più le bombe nucleari, ma certo lo scenario è realmente diverso.

Forse però questo non è il tema centrale del film, come ad esempio ne “Il dottor Stranamore”. Anche se con i discorsi iniziali sconsolati e senza speranza del comandante e la denuncia finale incastonano tutto il film in questo tema. Ma il film vive tutta una sua storia, dal paesaggio spettrale iniziale con la sua musica d’avanguardia, al confronto con una società scimmiesca, in cui si parla della solitudine dell’essere umano moderno. Come è presente in senso più ampio, che rispetto solo al nucleare, quel sentimento di una umanità che va verso il nulla, in nome del progresso.

C’è anche il tema religioso, in cui la religione è quella che nega la realtà e la libertà, c’è allora un’inquisizione grottesca, ma che rimanda ovviamente alla vera inquisizione. Però poi a sorpresa rappresenta un tentativo, certo sbagliato, di non ripercorrere le tappe del progresso che tutto distrugge.

Un film potente e fortemente politico, anche se assolutamente non partitico e nemmeno schierato. Così politico che si crede a stento al produttore che afferma di non essersene accorto, e che pensava solo ad un film di fantascienza. Così potente da aver dato il via a decine fra seguiti, telefilm e rifacimenti, che Charlton Heston si rifiutò giustamente di fare, vista la perfezione del primo.

Re Leone

Il Re Leone è un film sulla vocazione.

Il film si apre con il battesimo del futuro re delle “Terre del Branco”. Rafiki è il sacerdote di questo rito. E chiari sono i simboli e i segni. C’è del liquido posto sulla fronte, ed è il battesimo con l’acqua, c’è il raggio di luce che scende fra le nuvole al momento dell’acclamazione, il simbolo del battesimo di Spirito, che investe di una vocazione tutta particolare il piccolo leoncino, per ora ignaro.

Con Skar si intromette il malvagio, che vorrebbe essere re, senza però averne la vocazione. La sua bramosia di dominio lo porta a uccidere il vero Re e a voler uccidere il giovane Simba. Nel far questo si avvale delle iene, che “seduce” con un discorso in cui annuncia una specie di Regno di Dio in terra, in cui ci sarà abbondanza per tutte le iene.

Indiscutibile, anche per via delle iene che marciano con il passo dell’oca su una spianata che è copiata direttamente dalle parate naziste, il riferimento ad Hitler che in effetti prometteva ai tedeschi cose dele tipo che ogni ragazza avrebbe trovato marito nel suo Reich.

Ma Skar non ha la vocazione del re, è solo un imbroglione con una grande invidia, ambizione e malvagità. Come ogni dittatore, d’altronde.

E non considera per niente il ruolo del re (o se vogliamo portarlo ai nostri giorni del politico), come un servizio alla collettività. Mentre il vecchio Re Leone col discorso sul cerchio della vita, istruiva il figlio a vedere nell’eesere re una responsabilità sociale, Skar vuole solo dominare tutto e finisce per ridurre alla miseria e alla sconfitta tutto il paese. Come ogni dittatore, d’altronde.

Responsabilità

È certo un film anche sul rapporto con il padre, forse l’unico film Walt Disney in cui il padre muore. Ma questo rapporto è appunto fondamentale per comprendere quale sia la vocazione di Simba crescendo.

Rinunciando a tutte le responsabilità Simba crescerà senza più essere se stesso. Conquistato dalle parole di Pumba e Timon, “Acunamatata”, niente responsabilità, niente problemi. Farà proprio un modo di vita che non è quello a cui la sua vocazione lo chiama. Modo di vita che probabilmente non va bene neanche per Pumba e Timon, e che può esistere solo in un’oasi scollegata da tutta la società esterna. E che è dunque un modo di vita irreale e solo infantile.

Poi con il discorso di Rafiki sul passato e soprattutto con il “ricordati chi sei”, cioè ricordati della tua vocazione, fatto dal padre nella nuvola, Simba prenderà le sue responsabilità e porterà di nuovo prosperità a tutte le sue terre.

Il re siamo noi

Un film sulla vocazione, dunque, ma non solo quella di un re. Come in tutte le favole al centro ci siamo noi, siamo noi i protagonisti, anche se si parla di re e regine, di fate e di maghi.

È un film che parla a noi tutti e di noi tutti. Ognuno di noi è destinato, chiamato ad essere re, cioè ad avere la propria vocazione importante e fondamentale per tutta la società.

In questo senso si può leggere con un’impostazione etica protestante: tutti i lavori, tutte le attività sociali e vissute con spirito di servizio alla società sono importanti e fondamentali, sullo stesso piano. Perché nel grande cerchio della vita, cioè nella vita umana, che è comunitaria e che dovrebbe tener presente anche chi verrà, ognuno di noi a molte vocazioni da parte del Signore.