Di quale genere è il film “Good Bye, Lenin!”?

Certo è un film che è spesso divertente, anzi è costruito come una commedia, però spesso è drammatico, come l’inizio e la fine. Tratta delle piccole cose, è un ritratto familiare, ma non solo gli spezzoni da documentario, ma anche alcuni dialoghi e scene così azzecate, danno il clima del 1989 a Berlino. E per di più visto da Est.

L’inganno benevolo del figlio, ad esempio, che non vuol turbare la madre debole di cuore con le notizie della caduta del muro, mentre in una farsa scivolerebbe via con cinismo, strizzando l’occhio allo spettatore “tanto è un film comico”, qui invece turba i personaggi, che si domandano se hanno fatto bene o no, fino alla fine, al momento del funerale “spaziale” in cui il figlio ripete con convinzione di aver fatto la cosa giusta.

Ecco allora un film non classificabile, e con una sua grandezza che è la magia del cinema, raccontare una storia e attraverso quella ridare il sapore, l’odore, l’atmosfera di una stagione, di un’epoca. Non so se ai più giovani questo film comunichi il clima pesante, idealistico e nello stesso tempo meschino, della Germania Est e del cosiddetto II mondo, ma certo vale la pena farglielo vedere per discutere con loro. Chi ricorda, poi, le notizie di quella lunga stagione che sembrava non finire mai, con quei volti e quelle cerimonie sempre uguali, che poi in un batter d’occhio (vien da dire) scomparve, ritrova rivedendo il film cose dimenticate, come ad esempio i cosmonauti. Eppure sembrava una fase della Storia che sarebbe durata per secoli.

Pubblicato da Stefano

Stefano dopo un passato da informatico fa adesso il pastore evangelico, anche per questo ha una visione critica della tecnologia e dei miti che vi vengono accompagnati.