Pasolini

Pier Paolo Pasolini era fondamentalmente un pessimista cristiano1.

L’edizione delle Opere di Pasolini colloca la sua opera tra i classici
del secondo Novecento. E a ragione, poiché solo Pasolini (come
D’Annunzio e più di Pirandello) ha sperimentato tutti i generi della
creazione del 20° secolo: romanzo e novella, teatro e cinema, critica
letteraria e saggistica politica, e non meno la poesia.

Lui amava definirsi semplicemente “scrittore”.2

*
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Inizi

1922
Il 5 marzo Pasolini nasce a Bologna
1939
Si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Nuove
passioni: filologia romanza e l’estetica delle arti figurative,
insegnata da quello che sarà il più grande dei suoi maestri: Roberto
Longhi.
1941-42
Il padre militare parte per la guerra e sarà prigioniero di guerra.
Pie Paolo scrive i versi riuniti poi in “Poesie a Casarsa”. Viene
subito notato da Gianfranco Contini. Scrive in dialetto friulano e
fondo un sodalizio letterario.
1943
Dopo la caduta del fascismo, il 25 luglio con la destituzione di
Mussolini vine chiamato alle armi pochi giorni prima dell’Armistizio
dell’8 settembre, riesce a mettersi in salvo quando il suo reparto
viene fatto prigioniero. Fugge a Casarsa, paese cui rimarrà legato
per tutta la vita. E dove è seppellito.
1944
Casarsa non è più tranquilla per via dei bombardamenti e
rastrellamenti per l’arruolamento forzato della nuova milizia della
Repubblica di Salò. Nascono i primi gruppi partigiani. Pier Paolo
insegna ai ragazzi visto che la scuola è sospesa e scrive poesie. Il
fratello Guido più giovane di lui si unisce ai partigiani della
Carnia: presto raggiunge la brigata Osoppo-Friuli.
1945
Il 12 febbraio Guido muore ucciso in uno degli episodi più tristi
della resistenza, ucciso la loro brigata viene trucidata da una
brigata comunista e filo-iugoslava. Pier Paolo si laurea con una
tesi dal titolo: «Antologia della poesia pascoliana: introduzione e
commenti»
1946
Con “L’usignolo della chiesa cattolica” partecipa al premio «Libera
Stampa» di Lugano, presieduto da Gianfranco Contini.
1947-1948
Aderisce al marxismo. Si iscrive al PCI. Periodo della militanza
politica a Casarsa. Partecipa a numerosi dibattiti e impegni di
propaganda politica per le elezioni 1948.
1949
Una notte, durante una festa si allontana con tre ragazzetti: prima
denuncia per atti osceni in luogo pubblico. I dirigenti del partito
di Udine decidono di espellerlo. E viene licenziato anche dalla
scuola di Valvasone dove insegnava.

Alcuni aspetti vanno notati subito.

Il primo che la sua omosessualità da allora in poi non sarà mai nascosta
o velata. Anche se non sarà una bandiera della sua opera o vita. Inoltre
Pasolini continuerà per la vita a frequentare giovani prostituti, a
volte anche minori.

Inoltre bisogna notare che la sua adesione al PCI finisce nel 1949 e
sarà una divisione netta con i fatti del 1956. Questo significa che da
quel momento in poi Pasolini sarà completamente senza gruppo
d’appartenenza e dunque isolato e combattuto da tutti.

Anche se probabilmente ateo, egli resterà sempre come detto un
pessimista cristiano. Rivendicherà la sua appartenenza al popolo che ha
costruito, come operai, le cattedrali.

E nella sua opera ci sarà sempre una presenza di innocenza e peccato, di
moralismo e trasgressione. Anzi, nonostante la vita piena di
contraddizioni, c’è nella sua opera un alto moralismo.

A Roma fino al 1954

1950
28 gennaio con la madre fugge dal Friuli e arriva a Roma. La prima
guida per la città divina è il poeta Sandro Penna. Scopre le borgate
romane: Primavalle, Pietralata, Quarticciolo, Tiburtino…Egli
insegnerà nelle borgate.
1951
Un giorno d’estate incontra sulle rive dell’Aniene Sergio Citti,
diciottenne imbianchino. Il padre viene anche lui a Roma: la
famiglia è riunita in una modesta abitazione di Ponte Mammolo.
Pubblica sulla rivista «Paragone» il racconto Il ferrobedò che
diventerà uno dei «cartoni» di Ragazzi di vita
1952
Esce la “Antologia della poesia dialettale”. Montale gli dedica una
ottima recensione.
1954
Nella collezione di «Paragone» esce la raccolta delle liriche
friulane “La meglio gioventù”. Nel cinema Pasolini comincia a
lavorare dal 1954, come sceneggiatore (con M. Soldati, La donna del
fiume; con F. Fellini, Le notti di Cabiria; con M. Bolognini, Marisa
la civetta, Giovani mariti, La notte brava, Il bell’Antonio, La
giornata balorda; e, fra i tanti, con B. Bertolucci, La commare
secca, autore anche del soggetto).
1955
Nel corso del 1955 nasce la rivista «Officina», ma l’avvenimento di
quell’anno è l’uscita del suo primo romanzo.

Roma e le borgate

1955 Ragazzi di vita

Nel 1955 esce “Ragazzi di vita” per Garzanti.

Viene stroncato da una parte della critica ma ha un buon successo di
pubblico. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, nella persona di
Antonio Segni, lo denuncia per il carattere pornografico del libro.
Naturalmente i comunisti non lo difendono, anzi lo attaccano per la sua
rappresentazione non ideologica dei borgatari.

Il 4 luglio dell’anno seguente si tiene a Milano il processo contro
Ragazzi di vita. Pasolini sarà difeso dal cattolico Carlo Bo (libro
ricco di valori religiosi) e Giuseppe Ungaretti (un abbaglio clamoroso
perché il romanzo di Pasolini era semplicemente la cosa più bella che si
poteva leggere in quegli anni).

Assolto con formula piena.

Leggerlo adesso non si riesce a capire neanche dove appigliarsi per il
carattere pornografico. Inoltre solo in un episodio, non descritto, ma
lasciato all’intuizione c’è la prostituzione giovanile maschile.

Interessante è l’uso del dialetto non solo nei dialoghi, ma anche nelle
descrizioni. Una lingua particolare da cui avrebbe poi attinto
evidentemente Camilleri.

1957 Le ceneri di Gramsci

Nel frattempo nel 1956 con il XX Congresso del PCUS, il rapporto di
Kruscev fa sapere i crimini stalinisti. C’è una crisi ideologica e
politica.

Nel 1957 Pasolini scrive “le Ceneri di Gramsci” pubblicato da Garzanti.

1959 Una vita violenta

Nel 1959 scrive “Una vita violenta” con ampio successo di pubblico e 11
traduzioni internazionali.

Il romanzo ha una trama più solida ed un unico tragico personaggio.

Si dimostra una critica alla

Alla mia nazione

Da “La religione del mio tempo” 1961.

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico

ma nazione vivente, ma nazione europea:

e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,

governanti impiegati di agrari, prefetti codini,

avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,

funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,

una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!

Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci

pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,

tra case coloniali scrostate ormai come chiese.

Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,

proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.

E solo perché sei cattolica, non puoi pensare

che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.

Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

Il cinema

Abbiamo detto che Pasolini aveva già iniziato a collaborare come
sceneggiatore cinematografico.

Egli studia il mezzo espressivo, lo integra con quanto studiato con le
arti figurative. E studia il neorealismo, che già aveva studiato nei
suoi romanzi.

E quando passa al cinema come regista è già maturo.

Perché amo il cinema «Ho dato varie spiegazioni del perché amo il
cinema e sono passato al cinema. Ho voluto adoperare una tecnica
diversa spinto dalla mia ossessione espressiva. Ho voluto cambiare
lingua abbandonando la lingua italiana, l’italiano; una forma di
protesta contro le lingue e contro la società. Ma la vera spiegazione
è che io, facendo il cinema, riproduco la realtà, quindi sono
immensamente vicino a questo primo linguaggio umano che è l’azione
dell’uomo che si rappresenta nella vita e nella realtà.»

Accattone

Nel 1961 esce il primo film di Pasolini: “Accattone”.

Si può considerare la trasposizione cinematografica dei suoi precedenti
lavori letterari. Una storia di borgata con un tentativo disperato di
uscire da quella condizione di povertà e abbrutimento.

Mamma Roma

Anche “Mamma Roma” del 1962 è sulla stessa linea di un riscatto
impossibile. Viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia ed ha
come protagonista Anna Magnani.

Ah, Longhi, intervenga lei, spieghi lei, come non basta mettere una
figura di scorcio e guardarla con le piante dei piedi in primo piano
per parlare di influenza mantegnesca! Ma non hanno occhi questi
critici? Non vedono che bianco e nero così essenziali e fortemente
chiaroscurati della cella grigia dove Ettore (canottiera bianca e
faccia scura) è disteso sul letto di contenzione, richiama pittori
vissuti e operanti molti decenni prima del Mantegna? O che se mai, si
potrebbe parlare di un’assurda e squisita mistione tra Masaccio e
Caravaggio?

La ricotta

Nel 1963 esce il film a episodi “Rogopag”. Insieme a quelli di
Rossellini, Godard e Gregoretti c’è l’episodio di Pasolini sulla
Passione di Cristo: “La ricotta”. Durante la lavorazione conosce Ninetto
Davoli. Lo stesso giorno che il film esce nelle sale viene sequestrato
per vilipendio alla religione di Stato. Pasolini viene condannato a 4
mesi di reclusione. La decisione fu mitigata da un’amnistia; la
pellicola tornò sugli schermi con modifiche del sonoro e alcuni tagli.

Il vangelo secondo Matteo

Nel 1964 mentre continua la sua attività di poeta (“Poesia in forma di
Rosa”) realizza “Il Vangelo secondo Matteo”.

Riproposizione fedele al Vangelo di Matteo della vita di Gesù Cristo. Le
parole sono quelle della traduzione della CEI.

Il regista utilizza attori non professionisti e comparse scelte tra la
locale popolazione contadina. Molti gli amici del regista che
parteciparono alle riprese e, tra questi, alcuni intellettuali di fama
come Natalia Ginzburg, Alfonso Gatto ed Enzo Siciliano, oltre al solito
Ninetto Davoli. Scelta particolare fu quella della madre Susanna per
interpretare la Madonna anziana.

La figura di Cristo fu affidata al catalano Enrique Irazoqui allora
sindacalista diciannovenne, in Italia per cercare appoggi alla lotta
contro il regime franchista. Venne doppiato da Enrico Maria Salerno. Fu
scelto da Pasolini perché ricordava le opere sulla Passione di Cristo di
Goya.

Fu uno dei risultati più compiuti, in cui l’armonica fusione del cinema
con la letteratura, la pittura e la musica diede l’avvio a quel cinema
di poesia
di cui Pasolini doveva essere in Italia uno dei più
convincenti teorici.

Naturalmente contestato da “La civiltà cattolica” perché pur attenendosi
al testo biblico ne avrebbe travisato lo spirito e da “L’Unità” per cui
era ben riuscito, ma non ci si doveva entusiasmare.

Collaborazione con Totò

Pasolini lo scelse perché rimase affascinato dalla sua maschera, che
riuniva perfettamente “l’assurdità e il clownesco con l’immensamente
umano”.

A Totò, che ne parlava con estremo rispetto come del dottor Pasolini,
chiese di limitarsi nelle totoate.

1965 Uccellacci e uccellini

Presentato al Festival di Cannes esce il film con Totò e Ninetto Davoli
Uccellacci e Uccellini.

Nel frattempo nel 1967 esce il film Edipo Re.

1967 Cosa sono le nuvole

In un episodio di “Capriccio all’italiana” ritroviamo ancora Totò.

Nel 1967 collaborò con Domenico Modugno, scrivendo il testo di Che cosa
sono le nuvole: «Recitai nell’episodio Cosa sono le nuvole, e dal titolo
del film nacque anche una canzone, che scrivemmo insieme. È una canzone
strana: mi ricordo che Pasolini realizzò il testo estrapolando una serie
di parole o piccole frasi dell’Otello di Shakespeare e poi unificando il
tutto.»

Totò morirà proprio in quell’anno (1967).

Lo vediamo, con un breve commento.

Da notare che Pasolini era scrittore, quindi se ha scelto di fare un
film, invece che un racconto, significa che non si può ridurre il film
ad un racconto. Dunque ogni spiegazione deve essere solo un ausilio a
gustarlo meglio, non c’è una spiegazione del film che sia autentica.

Intorno al ’68

Nel 1968 pubblica il romanzo “Teorema”. Da cui viene tratto il film
omonimo che verrà presentato a Venezia in settembre. Anche al teatro
Pasolini dà il suo contributo ad esempio nel 1968 va in scena al Teatro
Stabile di Torino “Orgia”, scritto e diretto da Pasolini.

In questo periodo la riflessione di Pasolini si sposta dalle borgate al
mondo della borghesia italiana. Ma sopratutto mette a fuoco le
contraddizioni del movimento sessantottino.

Valle Giulia

Il Pci ai giovani!! 2 marzo 1968

È triste. La polemica contro il PCI andava fatta nella prima metà del
decennio passato. Siete in ritardo, figli. E non ha nessuna importanza
se allora non eravate ancora nati… Adesso i giornalisti di tutto il
mondo (compresi quelli delle televisioni) vi leccano (come credo
ancora si dica nel linguaggio delle Università) il culo. Io no, amici.

Avete facce di figli di papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso
occhio cattivo. Siete paurosi, incerti, disperati (benissimo) ma
sapete anche come essere prepotenti, ricattatori e sicuri: prerogative
piccoloborghesi, amici.

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io
simpatizzavo coi poliziotti!

Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie,
contadine o urbane che siano. Quanto a me, conosco assai bene il loro
modo di esser stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il
padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà
autorità. La madre incallita come un facchino, o tenera, per qualche
malattia, come un uccellino; i tanti fratelli, la casupola tra gli
orti con la salvia rossa (in terreni altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi caseggiati popolari, ecc.
ecc.

E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci, con quella stoffa
ruvida che puzza di rancio fureria e popolo. Peggio di tutto,
naturalmente, e lo stato psicologico cui sono ridotti (per una
quarantina di mille lire al mese): senza più sorriso, senza più
amicizia col mondo, separati, esclusi (in una esclusione che non ha
uguali); umiliati dalla perdita della qualità di uomini per quella di
poliziotti (l’essere odiati fa odiare).

Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care. Siamo ovviamente
d’accordo contro l’istituzione della polizia. Ma prendetevela contro
la Magistratura, e vedrete! I ragazzi poliziotti che voi per sacro
teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà, avete
bastonato, appartengono all’altra classe sociale. A Valle Giulia,
ieri, si è cosi avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici
(benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i
poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri. Bella
vittoria, dunque, la vostra! In questi casi, ai poliziotti si danno i
fiori, amici.

Continua incessante la sua opera cinematografica e teatrale. Nel 1969
escono “Porcile” e “Medea” con Maria Callas.

Inizia la stagione delle stragi con la strage della banca
dell’Agricoltura di Milano il 12 dicembre 1970.

Egli presta il suo nome come direttore del giornale “Lotta Continua”,
ricevendone denunce per istigazione alla violenza e disobbedienza alle
leggi dello Stato.

Nel 1971 esce la raccolta di poesie “Trasumanar e Organizzar”.

Ed anche scritti teorici sul cinema. Ad esempio egli paragonava la morte
al montaggio cinematografico, in quanto la morte dà alla vita ciò che il
montaggio dà al film, cioè il senso. La vita è «un caos dove tutto può
ancora succedere»; la morte, azzerando il divenire, chiarisce ogni
azione alla luce di un «mai più modificabile», un «fulmineo montaggio».

La trilogia della vita

«Perché realizzare un´opera, quando è così bello sognarla soltanto?».

L’opera successiva di Pasolini è la cosiddetta trilogia della vita, “Il
Decameron” (1971, Orso d’argento al Festival di Berlino), “I racconti di
Canterbury” (1972, Orso d’oro al Festival di Berlino) e “Il fiore delle
mille e una notte” (1974, Gran premio speciale della giuria al Festival
di Cannes) raccoglie tre studi sul rapporto fra arte e vita che, lungi
dall’essere – come furono invece considerati all’uscita – una caduta
nella nostalgia di un passato inesistente o di una sessualità
immaginaria, rivelano tutta la profondità del pensiero pasoliniano
.

Il film il Decameron ottiene il secondo premio al Festival di Berlino:
il successo internazionale è clamoroso. 4 miliardi! E filone di copie.

Nel frattempo esce la raccolta di saggi “Empirismo eretico”. Ed inizia a
lavorare a un nuovo romanzo: “Petrolio”.

Dal 1973 collabora al «Corriere della Sera». Gli scritti verranno poi
raccolti nel volume “Scritti Corsari” e gli altri articoli postumi
saranno in “Lettere Luterane”.

Petrolio

«Non è affatto vero che io non credo nel progresso, io credo nel
progresso. Non credo nello sviluppo. E nella fattispecie in questo
sviluppo. Ed è questo sviluppo che da alla mia natura gaia una svolta
tremendamente triste, quasi tragica.»

Questo periodo è segnato dalla scrittura di Petrolio e degli articoli di
grande impatto civile. (Fra l’altro scomodo con tutti come sempre è
contro il divorzio e l’aborto).

Comunque realizza l’acre “Salò – o le 120 giornate di Sodoma” ispirato a
marchese De Sade e a Dante, in cui si trasporta l’azione nella
repubblica fascista.

1975: Escono la raccolta di poesie La nuova gioventù (remake de La
meglio gioventù) e gli articoli di Scritti corsari. Consegna a Einaudi
La Divina Mimesis.

Io so

Dal Corriere della Sera, 14 novembre 1974

Cos’è questo golpe? Io so

di Pier Paolo Pasolini

Io so.

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e
che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di
protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di
Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle
stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. (…)

Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le
disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali
(per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale
colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare
in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino
a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la
successiva tensione antifascista). (…)

Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di
seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne
scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che
coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati
e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce
la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il
mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio
mestiere.

Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia
sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi
riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti.

Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò
che so io in quanto intellettuale e romanziere. (…)

Lettere luterane

Raccolta postuma dei suoi scritti.

Egli conia il termine “il Palazzo” per parlare della politica italiana.
Egli invoca un processo contro il Palazzo, come quello contro Nixon, per
ridare fiducia nella democrazia.

La droga è sempre un surrogato. E precisamente un surrogato della
cultura.

La persuasione a seguire una concezione «edonistica» della vita (e
quindi ad essere dei bravi consumisti) ridicolizza ogni precedente
sforzo autoritario di persuasione: per esempio quello di seguire una
concezione religiosa o moralistica della vita. (Pier Paolo Pasolini 13
marzo 1975 da pagina 21 di Lettere luterane)

«Negli insegnamenti che ti impartirò io ti sospingerò a tutte le
sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni
sentimento istitutivo. Tuttavia il fondo del mio insegnamento
consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti,
di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli
in brutti e stupidi automi adoratori di feticci. »

«Che cos’è che ha trasformato i proletari e i sottoproletari italiani,
sostanzialmente, in piccolo borghesi, divorati, per di più, dall’ansia
economica di esserlo? Che cos’è che ha trasformato le “masse” dei
giovani in “masse” di criminaloidi? L’ho detto e ripetuto ormai decine
di volte: una “seconda” rivoluzione industriale che in realtà in
Italia è la “prima”: il consumismo che ha distrutto cinicamente un
mondo “reale”, trasformandolo in una totale irrealtà, dove non c’è più
scelta possibile tra male e bene. Donde l’ambiguità che caratterizza i
criminali: e la loro ferocia, prodotta dall’assoluta mancanza di ogni
tradizionale conflitto interiore. Non c’è stata in loro scelta tra
male e bene: ma una scelta tuttavia c’è stata: la scelta
dell’impietrimento, della mancanza di ogni pietà.»

La morte

Pasolini viene brutalmente ucciso nella notte tra il 1 e il 2 novembre
1975, in uno spiazzo all’idroscalo di Ostia.

Accusato dell’omicidio è il diciassettenne Pino Pelosi. Nel primo grado
in concorso con ignoti. Nel secondo viene escluso il concorso, ma senza
che si siano fatte ulteriori indagini. Viene condannato a 9 anni di cui
ne sconta 7.

Leggendo il referto dell’autopsia si resta impressionati dalla violenza
con cui è stato ucciso Pasolini. Inoltre il posto era pieno di tracce e
resti sono anche a 90 metri. Per cui molti non hanno mai creduto alla
versione del Pelosi, ma ad una trappola di cui Pelosi era l’esca.

Nel 2005 Pelosi3, dopo aver scontato la pena, ritratta la sua
confessione, sostenendo di essersi accusato dell’omicidio perché sotto
minaccia. Dopo tanti anni – spiega– non ha più paura a parlare,
probabilmente chi lo minacciava è morto. Secondo Pelosi a uccidere
Pasolini furono tre uomini che parlavano siciliano. I contrari alla tesi
del complotto (Pierlugi Battista) dicono con altri che è un bugiardo
nato, e che Pasolini conduceva una vita pericolosa e relazione
sado-masochistiche.

Però la notte dell’omicidio Pasolini non andava a rimorchiare ragazzi ma
a incontrarsi con un ricattatore da cui si aspettava di avere indietro
le bobine del film “Salò” che gli erano state rubate (testimonianza di
Sergio Citti).

Sul luogo del delitto c’era una seconda auto su cui non sono state fatte
indagini (diverse testimonianze). Inoltre la difesa di Pelosi fu poi
assunta da persone legate alla destra eversiva e alla P2.

Quelli contrari alla tesi della trappola dicono ancora oggi che non ci
sarebbe stato il movente. Ma qualcosa è uscito negli ultimi tempi. Il 20
febbraio 2003 il sostituto Procuratore pavese Vincenzo Calia concluse
una lunga inchiesta, durata 9 anni, sulla morte di Enrico Mattei.

L’aereo del Presidente dell’Eni era precipitato la sera del 27 ottobre
1962 nella campagna presso Pavia. La procura pavese aveva già svolto
anni prima un’inchiesta, che però si era conclusa con un “non luogo a
procedere, perché i fatti non sussistono”, avendo attribuito la caduta
dell’aereo a un incidente. Nella Richiesta di archiviazione Calia
accerta il sabotaggio dell’aereo e prospetta per l’omicidio una regia
tutta italiana, di cui Eugenio Cefis (futuro presidente dell’Eni) teneva
le fila. Pasolini aveva scritto la stessa cosa trent’anni prima in un
appunto di Petrolio: “In questo preciso momento storico […] Troya [nome
nella finzione dato a Eugenio Cefis] sta per essere fatto presidente
dell’Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore (caso
Mattei)
”. E poco dopo scrive: “Inserire i discorsi di Cefis”. Il
giudice Calia ingloba questa pagina di Petrolio nella sua Richiesta di
archiviazione e accumula molte testimonianze e indizi che portano a
sospettare la stessa mano anche dietro l’omicidio di Mauro De Mauro,
giornalista dell’ ”Ora” di Palermo, sparito nel 1970. Pasolini inoltre
pare abbia lasciato in bianco il capitolo “Lampi sull’Eni”, ma qualcosa
poteva già averla saputa e per Dell’Utri l’aveva già scritta perché
sostiene che il capitolo sia stato sottratto.

Come finale

All’inizio il luogo del ritrovamento del corpo fu delimitato da alcune
pietre a formare un ovale, nel quale al capo c’era una croce con il
nome.

Pier Paolo

Non li toccate
quei diciotto sassi
che fanno aiuola
con a capo issata
la ‹‹spalliera›› di Cristo.

I fiori,
sì,
quando saranno secchi,
quelli toglieteli,
ma la ‹‹spalliera››,
povera e sovrana,
e quei diciotto irregolari sassi,
messi a difesa
di una voce altissima,
non li togliete più!

Penserà il vento
a levigarli,
per addolcirne
gli angoli pungenti;
penserà il sole
a renderli cocenti,
arroventati
come il suo pensiero;
cadrà la pioggia
e li farà lucenti,
come la luce
delle sue parole;
penserà la ‹‹spalliera››
a darci ancora
la fede e la speranza
in Cristo povero.

(1975 Da: O’ penziero e altre poesie di Eduardo, Einaudi)


  1. Storia letteratura italiana Garzanti p. 567 
  2. dalla Treccani 
  3. sulle novità sull’assassinio riprendo da qui in poi un articolo di
    Carla Benedetti del 2010