Leggere Shakespeare

Leggere il teatro: Shakespeare

Stefano D’Archino 18 aprile 2015

1       Premessa

Carissime amiche e amici delle Biblioteche e della lettura, inizio dicenso subito che non sono persona così qualificata per parlarvi del teatro di William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1564 – Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1616).

Né, tanto meno, del possibile legame fra la sua opera e John Florio. [Breve spiegazione] Noi non prendiamo posizione su questo legame e aspettiamo in fondo che si faccia strada, se del caso, nel consesso accademico.

Ma visto che si parla e si discute in Bregaglia di Shakesperare, proprio visto l’interesse suscitato dall’ipotesi Florio, avendo io amato leggere il teatro di Shakespeare vi presenterò alcune piccole note che spero vi invoglino a conoscerlo e a leggerlo, o a conoscerlo meglio o a rileggerlo.

2       Leggere il teatro

Leggere il teatro? Sì, vediamo perché.

In generale, infatti, si potrebbe dire che a teatro si debba andare o al limite lo si possa vedere ripreso in televisione. Ma qui potremmo aprire delle altre discussioni che non affronto.

La magia del palcoscenico, in cui persone in carne ed ossa agiscono, parlano, si confrontano, si commuovono, è difatti impareggiabile.

Questo è vero, nondimeno leggerlo è particolarissimo ed anche prezioso. Per alcuni motivi:

  • La lettura permette di leggere il copione (o qualcosa ad esso simile) su cui gli attori costruiscono la scena. Spesso il registra costruisce a modo suo su un testo, tagliando e esaltando e sottolineandone parti, mentre noi possiamo immaginare come vogliamo, essere un po’ registri e un po’ attori di quel testo, che potremmo perché no anche leggere ad alta voce recitandolo.
  • La lettura permette di cogliere degli elementi, anche attraverso la rilettura o la lettura di note critiche, che sfuggirebbero stando a teatro.
  • Il teatro è tutto dialogo. La psicologia dei personaggi, la passione, la storia, è tutta concentrata in fondo in poche poche pagine. Un piacere intenso e veloce, la lettura.
  • Infine si possono leggere opere che non sono rappresentate vicino o in questo periodo.

3       In particolare leggere Shakespeare

Quello che ho detto in generale vale ancor di più per le opere shakespeariane.

  • Possiamo immaginare come vogliamo la scena, già perché poi il gusto di ogni epoca lo ha fatto poi modificare e recitare come volevano altri. Sia come attori, sia come registri.
  • Le opere pubblicate che abbiamo sono state fatte in realtà per la lettura. Infatti Shakespeare non curò la pubblicazione delle sue opere. E i copioni erano probabilmente pieni di note e di revisioni, man mano che si procedeva nella rappresentazione. Le prime stampe furono destinate a un pubblico popolare e le copie erano fatte senza notevoli accorgimenti. Il formato utilizzato era in quarto, solo successivamente troviamo l’edizione in folio pensata per la lettura.
  • I testi originali sono ricostruzioni alle volte, così che non c’è un unico testo da mettere in scena. Anzi critici moderni credono che lo stesso Shakespeare abbia rivisto le sue composizioni nel corso degli anni, facendo così coesistere due versioni differenti di una determinata opera.
  • Servono le note per avere una visione più precisa. Ad esempio per i giochi di parole e via dicendo[1]
  • Spesso non è facile partire dalla Bregaglia per vederle rappresentate e i film sono altro. Però conoscerlo è quasi ovvio. Considerato il più grande autore di teatro, è l’autore di gran lunga più citato nel mondo anglosassone. Addirittura alcuni suoi modi di dire dono divenuti proverbiali: Tutto è bene quel che finisce bene. Da sempre è rappresentato in teatro e al cinema, e lo continua ad essere. Ma appunto in che modo?

4       Esempi da film

Ce lo possiamo immaginare: vediamo Marlon Brando e Charlton Heston.[2]Questo modo di recitare non è quello dell’epoca. . .

Ma cosa è veramente così bello? Vediamo il brano di Gassman che interpreta un attore in prigione.

5       Per tutti

Già l’ultimo esempio con l’espressione volgare romanesca che significa che Bruto non era poi così uomo d’onore ci introduce ad un ulteriore punto.

Le opere di Shakespeare hanno da una parte una trama godibile e che si segue. E insieme alcuni passi di grande forza espressiva e comunicativa. Sono opere fatte per tutti all’epoca.

Shakespeare anche se aveva ed è tradotto in versi con un linguaggio un po’ aulico è per tutti. Specie alcune delle sue opere.

Infatti sotto Elisabetta il dramma era un’espressione unitaria al di là dalla classe sociale coinvolta: la corte assisteva alle stesse rappresentazioni che la gente comune vedeva nei teatri pubblici, solo dopo con lo sviluppo dei teatri privati il dramma divenne più orientato verso i gusti e valori di un pubblico di alto ceto.

Negli ultimi anni della produzione shakespeariana, il mondo del teatro londinese subisce un cambiamento sensibile; il pubblico aristocratico e della nuova borghesia agiata non frequenta più i grandi anfiteatri, ma teatri più raccolti come il Blackfriars. Le richieste di tale pubblico andavano più nella direzione dell’intrattenimento che non del coinvolgimento nella rappresentazione; alcuni commentatori hanno visto questo cambiamento di umore come prova di una più serena visione della vita da parte di Shakespeare, che sempre attento ai cambiamenti del gusto e della sensibilità dei suoi spettatori, produce dei nuovi drammi, i cosiddetti romances, drammi romanzeschi, tornando in parte agli scritti romantici e alle tragicommedie.

Queste locande/teatri erano situate sulla riva destra del Tamigi (fuori dei limiti della City e della giurisdizione delle sue autorità, n.d.t.), allora del tutto campagnola, a due passi dal porto. E il pubblico era in gran parte composto da marinai e da facchini, da tavernieri e donne di malaffare: magnifici tipi di avventurieri, pronti a tirar di coltello alla minima provocazione. Nel 1597, anno del Giulio Cesare, avvennero nei teatri di Londra nove omicidi in rissa. . .

Lo sfrenamento sessuale non vi aveva limiti e gli accoppiamenti avvenivano in piena platea. Quando un artista o un dramma non piaceva, non ci si contentava di disapprovare con la voce, ma si lanciavano sulla scena carogna di cani e gatti, topi morti (quei bei grossi toponi di Londra) o, per benevolenza, uova e frutta marce. (Da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel suo saggio Shakespeare)

La censura interveniva anche su i suoi lavori, ecco allora un si dice e un non si dice che alle volte si nota [3]

Un elemento infine da sottolineare è anche la concorrenza nel teatro elisabettiano[4]. Ci sono pervenuti 400 testi teatri vari.

La ricerca dei temi e delle storie era dunque influenzata dai gusti del pubblico, dall’epoca, ma era anche incessante. Una Hollywood dell’epoca. Ci sono rifacimenti di altre opere, ci sono debiti verso letteratura, saghe popolari, storia patria e via dicendo.

La grande maggioranza dei lavori di Shakespeare sono rielaborazioni di opere precedenti; inoltre, non raro è il caso in cui Shakespeare attinga a gruppi separati di narrazioni per intrecciarle tra loro. Le prime commedie shakespeariane, influenzate dallo stile classico e italiano[5], con strette trame matrimoniali e precise sequenze comiche, dal 1594 cedono il passo all’atmosfera romantica, con toni a volte più scuri e propri di una tragicommedia.

Shakespeare fu in grado di combinare il suo genio poetico con un senso pratico del teatro, strutturando le trame delle sue opere per creare vari centri di interesse e per mostrare diversi possibili punti di vista, senza schemi preordinati

I lavori di Shakespeare hanno avuto una profonda influenza sul teatro e sulla letteratura successiva. In particolare, Shakespeare ampliò il potenziale drammatico della caratterizzazione dei personaggi, dell’intreccio e del linguaggio. Ad esempio, i monologhi erano generalmente utilizzati per fornire informazioni sui personaggi o gli eventi; Shakespeare, invece, li utilizzò per esplorare la mente dei personaggi.

6       Giulio Cesare 1599

Veniamo proprio al Giulio Cesare.

Giulio Cesare, basato sulla traduzione di Thomas North delle Vite parallele di

Plutarco

Mirabile è il discorso di Marcantonio. Leggerne estratto

Ma anche mirabile è la descrizione della folla inferocita, irrazionale, del tutto pericolosa. Leggerne estratto

7       Amleto 1600-02

7.1 Le sue idee e la religione?

Helen Gardner emphasizes the dramatist’s evident knowledge of the Bible and contemporary theological writings.

Il drammaturgo inglese da una parte è figlio del Rinascimento in quanto nelle sue opere interpreta l’uomo che afferma se stesso, la propria creatività e razionalità (antropocentrismo) contro i limiti posti dalla realtà e dal destino; d’altra parte egli è anche esponente della nuova sensibilità del barocco in quanto evidenzia le lacerazioni di coscienza dell’individuo, l’incertezza degli ideali, la mutevolezza della sorte, il mistero insondabile della vita accompagnato da un senso di smarrimento esistenziale.

Macbeth sostiene che la vita è solo un’ombra che cammina, un povero commediante che si pavoneggia e si dimena per un’ora sulla scena e poi cade nell’oblio: la storia raccontata da un idiota, piena di rumore e di foga, che non significa nulla.

Leggere estratto da Amleto

È moderno o antico Amleto? È il nuovo uomo rinascimentale oppure è uomo medioevale?

8       Re Lear 1605

A differenza dell’introverso Amleto, il cui errore fatale è l’esitazione, gli eroi di queste tragedie come Otello e Re Lear furono sconfitti da affrettati errori di giudizio; le trame di queste opere fanno spesso perno su questi errori fatali, che sovvertono l’ordine e distruggono l’eroe e i suoi cari

Re Lear, il tema dell’ingratitudine e della vecchiaia non rispettata.

Ma c’è anche il prodigioso ruolo del Matto di corte. Leggerne estratto

9       Commedie

Non mi soffermerò sulle commedie che anche sono molto godibili.

Leggere un estratto di Molto rumore per nulla.Oppure dal Sogno d’una notte di mezza estate.

Quanto può esser più felice al mondo un essere di un altro!. . . In tutta

Atene io son tenuta bella almeno quanto lei. Ma a che mi vale? Tale non mi considera Demetrio; rifiuta di vedere coi suoi occhi quel che vedono tutti, meno lui. Ed io, lo stesso abbaglio ch’egli prende a infatuarsi degli occhi di Ermia, lo prendo ad ammirar le sue virtù. L’amore può dar forma e dignità a cose basse e vili, e senza pregio; ché non per gli occhi Amore guarda il mondo, ma per sua propria rappresentazione, ed è per ciò che l’alato Cupido viene dipinto col volto bendato. Né Amore ha il gusto del saper discernere: ali ed occhi bendati sono il simbolo d’irriflessività precipitosa. Perciò si dice che Amore è bambino: perché s’inganna spesso nello scegliere, e, simile ai bambini nei lor giochi, che fanno spensierati giuramenti, il fanciulletto Amore è sempre mancatore di parola. Così Demetrio. Prima che i suoi occhi incontrassero il bello sguardo d’Ermia, grandinava promesse e giuramenti d’essere solo mio; ma quella grandine appena che avvertì il calore d’Ermia si dissolse, con tutti i giuramenti. Voglio andare comunque ad informarlo della fuga della sua bella Ermia; così domani notte, già lo vedo, correrà per il bosco dietro a lei; e se in cambio di questa informazione avrò da lui un po’ di gratitudine, me la sarò acquistata a caro prezzo. . . anche se mi vedrò poi ripagata dal vederlo tornar senza di lei.

Lo Stile è dunque quello del tempo di poemi cortesi, romantici ant-litteram.

10       La tempesta 1611

La Tempesta è giudicata essere l’ultima opera che Shakespeare abbia scritto interamente.

È un testo teatrale che si inquadra poco nei generi. È commedia e tragedia, c’è musica.

Rispetta (quasi per intero) le unità aristoteliche della tragedia di tempo, di luogo, e in parte di azione. Anzi si potrebbe dire che si svolge in tempo reale. Il tempo della storia è anche il tempo della visione dello spettacolo.

È anche metateatro e teatro nel teatro, c’è una rappresentazione. Tutto infine funziona in base alla magia di Prospero e tutto quello che si svolge si risolve, infine, in quanto c’è stata la rappresentazione di Tempesta e di morte.

« Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita. » (Prospero: atto IV, scena I.)

È forse un rimando proprio alla teoria aristotelica della catarsi?

La catarsi sarebbe che aver visione nel teatro delle conseguenze di scelte, istinti, di passioni sfrenate, porterebbe ad imparare come comportarsi.

Ed in effetti ne La Tempesta la temperanza è la virtù che appare più importante.

[1] « Ormai l’inverno del nostro scontento s’è fatto estate sfolgorante ai raggi di questo sole di York » In Riccardo III Da notare come nella traduzione italiana si perda l’assonanza fra il termine sole (sun) e figlio (son).

[2] si noti sopratutto nei primi lavori una certa monotonia derivata dal sistema giambico a cinque accenti (pentametro giambico): versi di dieci sillabe, lasciando l’accento su ogni seconda sillaba.

[3] Dal 1594, la peste e l’inasprirsi della censura provocarono la scomparsa di molte compagnie, mentre nacquero nuove realtà teatrali, come The Lord Chamberlain’s Men, di cui fece parte come autore e attore. L’abilità del drammaturgo di identificare i temi più richiesti e il suo talento nella riscrittura dei copioni perché non incappassero nei tagli del Master of the Revels gli assicurarono in questo periodo una rapida ascesa al successo.

[4] Esso viene collocato tradizionalmente fra il 1558 e il 1625, durante i regni dei sovrani britannici Elisabetta I d’Inghilterra e Giacomo I d’Inghilterra

[5] Numerose sono le riproposizioni di storie e tematiche presenti nella novellistica italiana; tuttavia c’erano anche adattamenti francesi e inglesi.