
L’approfittarsi e la corruzione in Italia vengono da lontano. È una mancanza di senso dello Stato, è fregarsene degli altri, è l’elogio della furbizia, è la mancanza di una visione meno piccina del mondo, della vita, del proprio paese.
Nel film la Banda degli onesti l’antefatto e le motivazioni degli onesti, che li portano a formare la “banda”, che poi non sarà tale, sono da manuale.
Si consideri la scena in cui il portiere Totò e il ragionier Casoria vanno a controllare il carbone. Fino a quel punto il ragioniere si è presentato ligio e pieno di sé. Stanno nel corridoio delle cantine e il ragioniere dice che poi si possono accordare. È un attimo, tutti noi capiamo, ed anche Totò capisce e da grande attore passa da una faccia sorridente, ad una faccia tesa e scura. Guardatelo anche al rallentatore, un grande attore, ed uno che sa come le cose vanno in Italia.
Dopo, il ragioniere scopre le carte, ma non ce n’era quasi bisogno. E poi cercherà di togliere il posto al portiere, per poter rubare meglio. Non è troppo, è l’Italia.
Ed ecco allora alla scena dello zucchero nel caffè. I ragionieri Casoria di questo mondo, pensi che prima o poi la smetteranno, e invece no, prendono e prendono senza alcun fondo.
Lo si vedrà poi, nella storia d’Italia, ancora meglio. I democristiani e i craxiani, fino a Berlusconi, qualcuno può averlo votato pensando prima o poi si occuperà anche dell’Italia e non solo dei suoi affari e di quelli come lui. Ma invece no, i ragionieri Casoria di questo mondo, pieni della loro prosopopea, alle volte senza darlo tanto a vedere, non si fermano, prendono, prendono, prendono…
In una specie di disperata corsa contro il tempo che è dato loro di vivere, prendere, fregare, rubare, falsificare, fino a che c’è un ultimo soffio di vita. Come se tutto fosse mortale (citazione da Piccolo grande uomo.