Il delitto Matteotti

Del fascismo molti vogliono accreditare un’immagine di dittatura, sì, ma bonaria, come se ci fossero stati certamente eccessi e errori –e chi non ne fa– su una buona idea e azione.

Questo non è vero, ce lo dicono vari fatti: la sistematica distruzione delle “Case del popolo”; le intimidazioni, le percosse e l’olio di ricino; la morte di Gobetti per le botte ricevute; i tribunali speciali; e poi le leggi razziali e la politica di guerra…

Il film Il delitto Matteotti (1973 di Florestano Vancini) tratta di un delitto eccellente. Matteotti era un deputato socialista, e dunque ex-compagno di partito di Mussolini, che era stato un socialista di primo piano come direttore del giornale di partito, l’“Avanti”.

Matteotti aveva, al contrario di tanti altri, visto lucidamente la dittatura che stava arrivando e non solo vi si opponeva energicamente, ma avrebbe potuto formare quel fronte anti-fascista che avrebbe forse fermato la nascente dittatura. Mussolini sapeva che ne aveva le capacità politiche ed allora decide di farlo ammazzare, naturalmente con dei sicari, come farà poi anche con i fratelli Rosselli.

Il film ricostruisce il clima e l’inizio delle indagini (Vittorio De Sica interpreta il magistrato inquirente), che poi vengono ostacolate ed infine fermate dal fascismo vittorioso.

Il CNL, Comitato di Liberazione Nazionale, di cui faceva parte anche un socialista sopravvissuto come Sandro Pertini, emise la sentenza di morte per Mussolini, fra i tanti altri capi di imputazione c’era proprio l’essere il mandante della morte di Matteotti.

Comunque con le proteste crescenti e con ormai il riconoscimento della sua responsabilità, Mussolini non rischia e passa nel 1924 allo sciogliemento delle Camere e alla dittatura vera e propria. In questo avvallato -come sempre- dal re.